Quando si parla di stress da caldo pensiamo subito al calo di produzione delle vacche in lattazione. Tuttavia, le ripercussioni coinvolgono altre categorie dell’allevamento come le asciutte e i vitelli. In questi animali gli effetti non sono misurabili nell’immediato, ma bisogna imparare a riconoscerli per prevenire gli effetti negativi futuri, sia in termine di benessere animale che di danni economici.
Tutto inizia in asciutta
L’asciutta è una fase molto delicata sia per quanto riguarda il vitello che la produzione della vacca dopo il parto. Le vacche sottoposte a stress da caldo tendono ad avere una gestazione più corta, anticipando il parto di 6 giorni. Di conseguenza il peso del vitello alla nascita risulta essere più basso, fino a 6 kg in meno, rispetto a vitelli nati da vacche raffrescate correttamente.
Diversi studi hanno dimostrato come lo stress da caldo abbia un impatto sulla lattazione successiva alterando l’involuzione e la successiva crescita ghiandolare mammaria (Fabris et al. 2017). Questi effetti sulla mammella possono tradursi in una riduzione del latte prodotto, nella lattazione successiva, fino al 21% in meno rispetto a vacche raffrescate correttamente (Seyed Almoosavi et al., 2021)
E per quanto riguarda il colostro? Sempre secondo lo studio di Seyed Almoosavi le vacche raffrescate correttamente hanno prodotto più colostro (7,1 ± 0,6 kg) con una concentrazione di IgG più elevata (92,2 ± 2,5 g/L). Al contrario le vacche che invece hanno subito stress da caldo hanno prodotto solo 4,0 kg circa di colostro, con una concentrazione di IgG inferiore (74,7 ± 2,5 g/L).
Gli effetti sul vitello
Gli effetti negativi non si fermano ad un minor peso alla nascita; è ormai ampiamente dimostrato che il vitello può subire una “programmazione fetale” prima della nascita. Si tratta di un processo biologico secondo cui gli stimoli ambientali, nutrizionali e metabolici a cui è esposta la vacca gravida nella fase di asciutta influenzano in modo permanente lo sviluppo del feto, condizionando la salute, la crescita e la produttività del vitello per tutta la sua vita. Nel caso in cui la vacca asciutta dovesse subire uno stress da caldo importante, ci potrebbero essere conseguenze negative a lungo termine per il vitello.
Il primo effetto si ripercuote sulla capacità di assorbimento degli anticorpi colostrali: i neonati, nati da vacche che hanno subito stress da caldo, tendono infatti ad assorbire meno anticorpi, e quindi sono più soggetti al fallimento del trasferimento dell’immunità passiva (FTP), anche se alimentati con colostro di qualità e quantità adeguata.
Lo stress da caldo subito in utero si ripercuote sul sistema immunitario dei vitelli con un aumento dell’incidenza, nelle prime settimane di vita, di patologie come: polmonite, diarrea e onfaliti (Laporta et al. 2017).
Gli effetti della programmazione fetale non si esauriscono al periodo pre-svezzamento, ma si prolungano nel tempo: in generale questi animali hanno un minore tasso di sopravvivenza, tendono ad avere un tasso di eliminazione più alto prima del raggiungimento della prima lattazione, e queste manze quando arrivano al parto producono meno latte rispetto a vitelle nate da vacche raffrescate (Monteiro et al. 2016)
Figura 1 Monteiro et al. 2016. Differenza di produzione nella prima lattazione tra animali nati da vacche che hanno subito stress da caldo (Heat stress) e altri nati invece da animali raffrescati correttamente (Cooling).
Come riconoscere lo stress acuto da caldo nel vitello
I primi segnali sono da ricercarsi nel cambio del comportamento del vitello, come la modificazione frequente della postura, la tendenza a muoversi meno durante le ore più calde (Roland et al. 2016), ma anche una minore ingestione di mangime o di latte e, di riflesso, minor incremento ponderale giornaliero (IMG).
Osservare i vitelli è importante: se hanno caldo tenderanno ad esporre una maggiore superficie corporea quando riposano, in modo da dissipare meglio il calore.
L’aumento della frequenza respiratoria è un segnale d’allarme molto importante, che precede il rialzo della temperatura corporea. La frequenza respiratoria può aumentare fino a 140 atti al minuto, al fine di eliminare il calore in eccesso attraverso l’evaporazione. In situazioni di calore elevato, i vitelli respirano a bocca aperta. Se la temperatura ambientale rimane elevata per molto tempo, si assiste anche ad un aumento della temperatura corporea fino a raggiungere i 40°C, che nel colpo di calore acuto può superare i 42°C.
Come possiamo aiutare i nostri vitelli?
La migliore prevenzione parte dall’asciutta! Fornire un adeguato raffrescamento, in spazi adeguati, può evitare la programmazione fetale. La fase di colostratura è fondamentale: non puntiamo a colostri di 25° Brix (apparentemente già buoni), ma diamoci come obbiettivo 28 o, perché no, 30° Brix, per ovviare ad una possibile ridotta capacità di assorbimento. Anche prolungare l’assunzione del colostro attraverso il latte di transizione può fornire una quantità maggiore di energia e l’aumento di immunità locale a livello intestinale.
Garantire sempre acqua a disposizione per evitare la disidratazione. Il fabbisogno di acqua può aumentare fino a 4 volte rispetto al periodo invernale. Naturalmente deve essere sempre fresca e cambiata di frequente per evitare la formazione di alghe e batteri. Questa strategia ha sicuramente effetti positivi sull’accrescimento giornaliero (Wiedmeier et al. 2005). Utile può essere anche favorire l’assunzione di liquidi (come un reidratante) somministrati a metà giornata, soprattutto nei soggetti più giovani.
Se i vitelli sono allevati all’aperto, i ricoveri (igloo, box, gabbiette) andrebbero orientati in modo che guardino verso est o nord; in questo modo i vitelli saranno esposti al sole al mattino, e in zona d’ombra nelle ore pomeridiane. Si consiglia di sfruttare l’ombra naturale, come quella di edifici o alberi, oppure utilizzare anche delle reti ombreggianti installate ad almeno 2 metri d’altezza. Se invece i vitelli sono allevati in ambiente chiuso, fornire una ventilazione e un ricambio d’aria adeguati, in funzione della densità degli animali e della cubatura della struttura.
I vitelli devono mantenere una temperatura interna costante, a prescindere dalla temperatura ambientale; al di fuori della sua zona termo-neutrale, il vitello deve consumare energia per termoregolarsi. La zona termo-neutrale può variare in base a fattori come: età, taglia dell’animale, tipo di alimentazione, lettiera, umidità ambientale e altri fattori, ma è stimata indicativamente tra i 10 e i 26°C, anche se può variare a seconda degli autori.
Per questo motivo è importante supportare l’aumento di richiesta di energia favorendo l’assunzione di latte, eventualmente aumentando la concentrazione della polvere soprattutto se il vitello tende a non voler bere una quantità maggiore. Altro consiglio: cercare di somministrare i pasti evitando le ore più calde della giornata.
Attenzione ai segnali! I vitelli sono più sensibili nelle prime settimane di vita, quindi fare particolare attenzione alla frequenza respiratoria e misurare la temperatura corporea almeno una volta al giorno nelle ore più calde.
Silvia Casarotto
PM èColostro Alta Italia