settembre 28, 2026

Stress da caldo nel vitello

Stress da caldo nel vitello

 

Quando si parla di stress da caldo pensiamo subito al calo di produzione delle vacche in lattazione. Tuttavia, le ripercussioni coinvolgono altre categorie dell’allevamento come le asciutte e i vitelli. In questi animali gli effetti non sono misurabili nell’immediato, ma bisogna imparare a riconoscerli per prevenire gli effetti negativi futuri, sia in termine di benessere animale che di danni economici.

Tutto inizia in asciutta

L’asciutta è una fase molto delicata sia per quanto riguarda il vitello che la produzione della vacca dopo il parto. Le vacche sottoposte a stress da caldo tendono ad avere una gestazione più corta, anticipando il parto di 6 giorni. Di conseguenza il peso del vitello alla nascita risulta essere più basso, fino a 6 kg in meno, rispetto a vitelli nati da vacche raffrescate correttamente.

Diversi studi hanno dimostrato come lo stress da caldo abbia un impatto sulla lattazione successiva alterando l’involuzione e la successiva crescita ghiandolare mammaria (Fabris et al. 2017). Questi effetti sulla mammella possono tradursi in una riduzione del latte prodotto, nella lattazione successiva, fino al 21% in meno rispetto a vacche raffrescate correttamente (Seyed Almoosavi et al., 2021)

E per quanto riguarda il colostro? Sempre secondo lo studio di Seyed Almoosavi le vacche raffrescate correttamente hanno prodotto più colostro (7,1 ± 0,6 kg) con una concentrazione di IgG più elevata (92,2 ± 2,5 g/L). Al contrario le vacche che invece hanno subito stress da caldo hanno prodotto solo 4,0 kg circa di colostro, con una concentrazione di IgG inferiore (74,7 ± 2,5 g/L).

Gli effetti sul vitello

Gli effetti negativi non si fermano ad un minor peso alla nascita; è ormai ampiamente dimostrato che il vitello può subire una “programmazione fetale” prima della nascita. Si tratta di un processo biologico secondo cui gli stimoli ambientali, nutrizionali e metabolici a cui è esposta la vacca gravida nella fase di asciutta influenzano in modo permanente lo sviluppo del feto, condizionando la salute, la crescita e la produttività del vitello per tutta la sua vita. Nel caso in cui la vacca asciutta dovesse subire uno stress da caldo importante, ci potrebbero essere conseguenze negative a lungo termine per il vitello.

Il primo effetto si ripercuote sulla capacità di assorbimento degli anticorpi colostrali: i neonati, nati da vacche che hanno subito stress da caldo, tendono infatti ad assorbire meno anticorpi, e quindi sono più soggetti al fallimento del trasferimento dell’immunità passiva (FTP), anche se alimentati con colostro di qualità e quantità adeguata.

Lo stress da caldo subito in utero si ripercuote sul sistema immunitario dei vitelli con un aumento dell’incidenza, nelle prime settimane di vita, di patologie come: polmonite, diarrea e onfaliti (Laporta et al. 2017).

Gli effetti della programmazione fetale non si esauriscono al periodo pre-svezzamento, ma si prolungano nel tempo: in generale questi animali hanno un minore tasso di sopravvivenza, tendono ad avere un tasso di eliminazione più alto prima del raggiungimento della prima lattazione, e queste manze quando arrivano al parto producono meno latte rispetto a vitelle nate da vacche raffrescate (Monteiro et al. 2016)

produzione latte con il colostro

Figura 1 Monteiro et al. 2016. Differenza di produzione nella prima lattazione tra animali nati da vacche che hanno subito stress da caldo (Heat stress) e altri nati invece da animali raffrescati correttamente (Cooling).

 

Come riconoscere lo stress acuto da caldo nel vitello

I primi segnali sono da ricercarsi nel cambio del comportamento del vitello, come la modificazione frequente della postura, la tendenza a muoversi meno durante le ore più calde (Roland et al. 2016), ma anche una minore ingestione di mangime o di latte e, di riflesso, minor incremento ponderale giornaliero (IMG).

Osservare i vitelli è importante: se hanno caldo tenderanno ad esporre una maggiore superficie corporea quando riposano, in modo da dissipare meglio il calore.

L’aumento della frequenza respiratoria è un segnale d’allarme molto importante, che precede il rialzo della temperatura corporea. La frequenza respiratoria può aumentare fino a 140 atti al minuto, al fine di eliminare il calore in eccesso attraverso l’evaporazione. In situazioni di calore elevato, i vitelli respirano a bocca aperta. Se la temperatura ambientale rimane elevata per molto tempo, si assiste anche ad un aumento della temperatura corporea fino a raggiungere i 40°C, che nel colpo di calore acuto può superare i 42°C.

Come possiamo aiutare i nostri vitelli?

La migliore prevenzione parte dall’asciutta! Fornire un adeguato raffrescamento, in spazi adeguati, può evitare la programmazione fetale. La fase di colostratura è fondamentale: non puntiamo a colostri di 25° Brix (apparentemente già buoni), ma diamoci come obbiettivo 28 o, perché no, 30° Brix, per ovviare ad una possibile ridotta capacità di assorbimento. Anche prolungare l’assunzione del colostro attraverso il latte di transizione può fornire una quantità maggiore di energia e l’aumento di immunità locale a livello intestinale.

Garantire sempre acqua a disposizione per evitare la disidratazione. Il fabbisogno di acqua può aumentare fino a 4 volte rispetto al periodo invernale. Naturalmente deve essere sempre fresca e cambiata di frequente per evitare la formazione di alghe e batteri. Questa strategia ha sicuramente effetti positivi sull’accrescimento giornaliero (Wiedmeier et al. 2005). Utile può essere anche favorire l’assunzione di liquidi (come un reidratante) somministrati a metà giornata, soprattutto nei soggetti più giovani.

Se i vitelli sono allevati all’aperto, i ricoveri (igloo, box, gabbiette) andrebbero orientati in modo che guardino verso est o nord; in questo modo i vitelli saranno esposti al sole al mattino, e in zona d’ombra nelle ore pomeridiane. Si consiglia di sfruttare l’ombra naturale, come quella di edifici o alberi, oppure utilizzare anche delle reti ombreggianti installate ad almeno 2 metri d’altezza. Se invece i vitelli sono allevati in ambiente chiuso, fornire una ventilazione e un ricambio d’aria adeguati, in funzione della densità degli animali e della cubatura della struttura.

I vitelli devono mantenere una temperatura interna costante, a prescindere dalla temperatura ambientale; al di fuori della sua zona termo-neutrale, il vitello deve consumare energia per termoregolarsi. La zona termo-neutrale può variare in base a fattori come: età, taglia dell’animale, tipo di alimentazione, lettiera, umidità ambientale e altri fattori, ma è stimata indicativamente tra i 10 e i 26°C, anche se può variare a seconda degli autori.

Per questo motivo è importante supportare l’aumento di richiesta di energia favorendo l’assunzione di latte, eventualmente aumentando la concentrazione della polvere soprattutto se il vitello tende a non voler bere una quantità maggiore. Altro consiglio: cercare di somministrare i pasti evitando le ore più calde della giornata.

Attenzione ai segnali! I vitelli sono più sensibili nelle prime settimane di vita, quindi fare particolare attenzione alla frequenza respiratoria e misurare la temperatura corporea almeno una volta al giorno nelle ore più calde.

Silvia

 

 

 

 

Silvia Casarotto

PM èColostro Alta Italia